Trifoglio Pratense (Trifolium pratense L.) PDF Stampa E-mail

Pianta perenne erbacea,  appartenente alla famiglia delle Fabaceae (o leguminose) e comprendente circa 300 specie. anche se di longevità limitata, la sua durata, in genere, non supera i due anni, rizoma legnoso avvolto da guaine scure, sulle branche laterali sono inseriti numerosi tubercoli della lunghezza di qualche millimetro che sono in grado di fissare l'azoto atmosferico.
Fusti eretti, brevemente striscianti, semplici, altezza 10-60 cm.
Le foglie lungamente picciolate, sono trifogliate, ovali od ellittiche, stipole allungate, con resta terminale, la pagina superiore è caratterizzata da un disegno biancastro a forma di "V".
I fiori peduncolati o subsessili, all'ascella delle foglie superiori, rosso chiaro, carminio o lattiginosi, globosi.
I frutti sono baccelli con seme unico

Presente in tutto il territorio Italiano, trovandolo in prati, pascoli, incolti, e molto resistente  al freddo e preferisce i terreni argillosi dal livello del mare fino ai 2.600 m.

E’ una specie commestibile officinale, erba dolciastra, rinfrescante, antispasmodica, espettorante, detergente, diuretica.
Nel corso dei secoli coltivata come erba da foraggio, in particolare fin dall’epoca dei romani che ne apprezzavano anche le virtù terapeutiche. Dioscoride e Galeno, gli attribuivano la proprietà di guarire le ferite causate dal morso di serpenti velenosi.
La pianta in passato fu usata come febbrifugo, tonico, diuretico, stimolante del mestruo, espettorante, antispastica, antinfiammatoria, regolatrice delle secrezioni ghiandolari e antieczematosa.
Utile nella cura di tosse, bronchite, infezioni, purificatore del sangue; in India si impiega per favorire la lattazione delle puerpere e come tonico uterino: favorisce il ristabilimento dell'utero dopo il parto.
Il Trifoglio pratense o violetto è senz'altro da tempo una delle leguminose foraggere più diffuse in Europa ed in alcuni paesi del vecchio continente raggiunge estensioni di alcune centinaia di migliaia di ettari.
In Italia, comunque, la coltura pura di questa leguminose da prato è andata progressivamente perdendo di interesse nel corso degli ultimi venti anni.
Consumato come foraggio verde, raramente come fieno, causa la perdita delle foglie che si sbriciolano con l'essicazione, è talmente apprezzato dal bestiame, da essersi meritato il nome di "pane del latte".
Oltre che importante pianta foraggera, il Trifoglio rosso è impiegato nella rotazione agraria per l'arricchimento del suolo infatti i Trifogli presentano, sulle radici, dei piccoli tubercoli, contenenti dei batteri "Rhizobium trifali", in grado di trasformare l'abbondante azoto presente nell'aria, che le piante non assorbono direttamente in ammonio organico, essenziale per la crescita delle stesse. Trifolium pratense è un'importante pianta mellifera, in alcuni luoghi l'unica fonte di nettare e di polline per le api nei mesi estivi, anche se i più affezionato impollinatori sembrano essere i bombi.

A volte (circa 1 su 10.000) i trifogli possono avere quattro foglie, questi vengono comunemente chiamati quadrifogli e considerati dei portafortuna.

Il Trifoglio è sempre stato impiegato come motivo decorativo; nell’arte gotica le sue foglie erano raffigurate come simbolo della trinità.
La tradizione greca e romana assegnavano alla pianta il potere di guarire i morsi di serpenti e scorpioni, da sempre rappresentazioni del demonio.
Venerato dai Druidi, eletto a simbolo della Trinità e della Salvezza nell'iconografia cristiana, in Europa divenne segno di fortuna e prosperità.
Nel giorno di S. Giovanni, in Francia, le giovani fanciulle, erano solite cercare nei fiori di Trifoglio, la conferma dell’amore, come si fa con le margherite.
Negli erbari medievali veniva assegnata alla pianta la virtù terapeutica di sanare le macchie dell'occhio (leucomi) sarebbe bastato porvi sopra una polvere di foglie di trifoglio. Nello spazio di quindici giorni si era sicuri della guarigione, perché, come si può ancora leggere, "probatum est".
Vuole la leggenda, che Patrizio, il primo a portare la parola di Cristo in Irlanda fosse riuscito a illustrare il mistero della Trinità proprio grazie al paragone con il trifoglio. Quando Patrizio venne proclamato santo, s'incominciò a rappresentare il fondatore della Chiesa d’Irlanda con un trifoglio nella mano o ricamato sulle vesti episcopali.
All'epoca della dominazione inglese, Giorgio III, cercando di assicurarsi la collaborazione della nobiltà irlandese, istituì nel 1783, l'Ordine di San Patrizio, nel cui stemma faceva bella mostra il trifoglio. In questo modo, legato alla figura di San Patrizio, il trifoglio s'impose come uno dei simboli dell'Irlanda, tanto che il 17 marzo, festa del santo e della nazione, ancora oggi si possono vedere alcuni irlandesi portare sul vestito, come vuole la tradizione, uno o più mazzetti di trifoglio.
Di non antichissima coltivazione, il trifoglio pratense giunse in Europa probabilmente attraverso la Spagna e, di qui, si estese alla Francia, alla Germania ed ai Paesi Bassi.
Già conosciuto come pianta foraggera, il Trifoglio pratense non fu però mai estesamente coltivato e assurse a pianta di primaria importanza solamente quando, introdotto in Inghilterra verso la metà del 1600, venne inserito nell'avvicendamento in sostituzione del maggese nudo. Le conseguenze di tale accorgimento furono duplici: da un lato esso provocò un sensibile aumento delle disponibilità foraggere e, dall'altro, grazie alla sua capacità azotofissatrice ed al conseguente arricchimento del tenore in azoto del terreno, consentì un incremento di tutta la produzione agraria.

Da poco tempo ho cominciato a fornire il trifoglio, sia le fogli che le infiorescenze, ai miei  soggetti nelle voliere, lo faccio raccogliendo come per la maggior parte delle spighe ed erbe in piccoli mazzettini e li lascio a disposizione. Altro modo di fornirlo è quello di sminuzzarlo insieme ad un mix di erbe di stagione e fornirlo almeno una volta  a settimana. Ho letto più volte su riviste del settore l’utilizzo e l’alimentazione di questa erba in natura da parte di fringillidi nostrani, e così ho provato a fornire ai mandarini anche il trifoglio.

 

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