Pabbio Rossastro (Setaria Pumila) PDF Stampa E-mail

E’ sicuramente una delle spighe che maggiormente utilizzo nel periodo estivo, da luglio a settembre. Nei terreni intorno casa è presente in quantità, a volte la sua presenza disturba, essendo una infestante  che raggiunge altezze vicino al metro. Le raccolgo in grandi fasci e fornisco costantemente per tutto il periodo estivo, è molto apprezzata da tutti gli ospiti delle voliere.

E’ una pianta erbacea annua alta 20 - 60 (80) cm con radici fascicolate. Ha il culmo eretto ascendente a sezione compressa e solcato da scanalature longitudinali, più o meno scabro verso la sommità ma nudo in prossimità dell'infiorescenza; può essere  più o meno  ramificato; nodi e guaine (rossicce, d'intensità cangiante e nella parte inferiore), guaine scabre. Le foglie sono lineari, glauchescenti, pubescenti, sotto la nervatura centrale e alla base con rade setole(la parte superiore della lamina glabra)e lunghe 6 - 30 x 0,3 - 0,10 cm . La ligula, appendice membranosa sopra la guaina fogliare, è sostituita da una corona di peli patenti. L’infiorescenza a pannocchia spiciforme, cilindrica, non interrotta alla base 0,5 - 1 x 4 - 7 (14) cm e ricurva a maturità. Spighette(2,3 - 3,4 mm) pedicellate con 2 glume e con un solo fiore fertile l'altro fiore ermafrodita; alla base delle spighette 5 - 6 setole scabre, costituenti rami sterili abbreviati e arrossati alla fruttificazione.
Il frutto è una cariosside con pericarpo aderente.

È una pianta infestante che si trova in tutta Italia, da Luglio ad Ottobre, sia in zone coltivate che non, preferisce terreni ricchi di sostanze azotate e situati in luoghi caldi e soleggiati, è presente anche in terreni sabbiosi e secchi.

Sul nostro territorio sono presenti numerose sottospecie e congeneri.

Il nome deriva  dal latino “saeta” = “setola in riferimento alle setole che circondano le spighette, l’epiteto della specie deriva sempre dal  latino “pumilus” = “nano”, molto probabilmente a riferimento delle ridotte dimensioni della gluma superiore, più piccola rispetto ad altre specie.

Conosciuta sin dall'antichità è stata utilizzata, nei momenti di carestia, per produrre farina usata per polenta, torte, budini ed altro. Il seme è ricco di carboidrati, proteine e grassi. Coltivata nell'Europa meridionale come foraggera. Oggi viene presa in considerazione più come pianta infestante in grado di impoverire i macro-nutrienti presenti nel suolo.

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