Carrubo (Ceratonia Siliqua) PDF Stampa E-mail

"gruppo di carrube mature"

Le carrube sono i frutti di piante legnose con portamento arboreo. Un albero robusto, sempreverde, con un robusto apparato radicale, il tronco tozzo e irregolare con rami alterni, sparsi e corona ampia, densa e globosa, la corteccia è dapprima liscia e grigiastra, poi bruno-rossiccia, fessurata. Altezza generalmente va dal metro fino ad arrivare ai quindici metri, alcuni esemplari però possono raggiungere dimensioni maestose. Le foglie sono persistenti, coriacee, alterne, con rachide rossastro, hanno alla base piccole stipole caduche, paripennate con 3÷5 paia di segmenti picciolati, ovato-rotondi, con base arrotondata e apice retuso, margine intero o smarginato all'apice, di colore verde scuro, lucidi e glabri di sopra, glaucescenti e bruno-rossastri di sotto. I piccolissimi fiori, di odore poco gradevole, sono unisessuali, dioici o poligami, tendono a ripartirsi su piante separate in base al sesso; talora compaiono prima della fogliazione sul tronco e sui rami più vecchi. Di colore verde-rossastro, hanno calice peloso a 5 sepali presto caduchi, corolla nulla, riuniti in racemi eretto-patenti formati da 50 e più elementi; portati da brevi peduncoli alla base dei quali troviamo piccole brattee, quelli maschili con 5/7 stami liberi con filamenti biancastri, quelli femminili con pistillo con stimma bilobato giallo-verdastro al centro del nettario, stilo bianco-verdastro e arrossato alla base, concresciuto con l'ovario, fiori ermafroditi come quelli maschili, ma con pistillo al centro del nettario.
I frutti sono grossi legumi, sino a 15/20 cm, coriacei e penduli, appiattiti, a suture ingrossate, indeiscenti, dapprima di colore verde chiaro, poi di colore bruno violaceo, nerastri a maturità con epicarpo crostoso e mesocarpo carnoso e zuccherino; contengono 10/15 semi lenticolari, bruno-lucenti.
La specie ha un areale limitato alle coste mediterranee, (area dell'Olivo).La fioritura avviene da agosto durante tutto l'autunno e l'inverno sino a gennaio; la fruttificazione nell’estate ed autunno dell’anno successivo.Specie molto longeva a crescita lenta, il Carubbo è originario del bacino meridionale del Mediterraneo orientale e dell'Asia minore; si è esteso con la coltivazione, in tutti i paesi del Mediterraneo nell'orizzonte climatico delle sclerofile sempreverdi, caratterizandone con Olea europaea.- Olivo, la fascia più calda dell'Oleo-Ceratonieto.

"stesso gruppo di carrube ancora immature"

La carruba è uno dei "frutti dimenticati", e come tale è molto difficile reperirla in commercio, a meno di abitare in luoghi dove cresce spontaneamente. La si trova frequentemente sui banchi della frutta secca e candita alle sagre di paese, ma incredibilmente costa cara; è possibile comunque trovarla a buon mercato nei negozi specializzati in sementi e frutta secca.

Coltivazione antichissima in tutto il bacino del Mediterraneo, si pensa che il Carrubo sia arrivato in Italia nel medioevo, attraverso la Spagna, dove era stato portato dagli arabi. La sua presenza, allo stato spontaneo, ad esempio in Sicilia è considerata, da questi, l'inselvatichimento di forme coltivate. Altri sostengono che ha una storia molto più antica e la presenza delle forme spontanee e delle tipiche associazioni vegetali con altre piante autoctone, confermino l'indigenato della specie in Italia meridionale. Specie lucivaga e termofila, benché poco legata alla natura del substrato, predilige terreni calcarei litoranei e stazioni asciutte; macchie, garighe, specialmente vicino alle coste; vegeta innalzandosi sino a 600 m s.l.m.

Il nome del genere deriva dal greco "kéras" corno e "téino" io protendo: corno proteso, probabilmente in riferimento alla morfologia e alla consistenza del frutto; il nome specifico dal latino "siliqua" = baccello, sempre con riferimento ai frutti.Il nome comune di Carrubo pare sia dovuto all'influenza degli Arabi che chiamano questa pianta "charrùba". In Inghilterra prende il nome di "St. John's bread]" cioè pane di S. Giovanni, perché in un passo della Bibbia si racconta che il santo, trovandosi nel deserto, riuscisse a sopravvivere nutrendosi di locuste, che secondo molti sarebbero le carrube. Ciò è errato in quanto S. Giovanni mangiò proprio le locuste migratorie, ma il nome è rimasto. I frutti venivano impiegati nelle attività commerciali dell’antichità: i semini delle carrube erano usati per pesare l’oro, chiamati carati, dall’arabo quirat.

"carrube mature appena raccolte"

E’ una specie commestibile officinale, in campo farmaceutico si utilizzano le carrube per la cura di malattie intestinali: sono lassative quando la polpa è fresca e astringenti e antidiarroiche quando sono secche e se ne ricava farina. La farina è in grado di combattere l'acidosi nelle enteriti diarroiche, in pediatria è molto usata una polvere derivata dalle carrube: l'Arobon, ricostituente e rimineralizzante; i frutti in decotto, sono utili per la tosse e le bronchiti.
Albero dalle molteplici potenzialità d'uso: il frutto è edule, la polpa da sempre è usata nella medicina popolare, mentre dai semi si estrae gomma utilizzata nell'industria cartaria e in quella tessile come apretto, i frutti sono utilizzati per produrre farine per alimentazione ad uso animale, per cibi dietetici o come sostitutivo dell'aroma del cioccolato, caramelle, nella produzione di gelati artigianali (evita la formazione di cristalli di ghiaccio), per produrre bevande fermentate, per il loro alto contenuto di zuccheri possono essere impiegati per la produzione di alcool. La polpa di carruba ha un sapore dolciastro che ricorda vagamente quello del cioccolato. A differenza di quest'ultimo è molto meno calorica e più ricca di fibre, vitamine (riboflavina) e minerali (calcio, potassio, rame e manganese). L'assenza di sostanze psicoattive, come la caffeina e la teobromina, rende le carrube il sostituto ideale del cioccolato per chi soffre di allergie o ipersensibilità verso tali sostanze. L'elevato contenuto in fibre la rende un alimento particolarmente saziante, capace di coniugare sapore e benessere. La farina ricavata dai semi è impiegata anche a livello industriale come ingrediente di creme per uso cosmetico, esercita infatti un' azione idratante, rinfrescante ed emolliente sulle pelli secche e delicate.

Pochi grammi di sciroppo di carrube diluito in acqua o vino hanno proprietà curative nelle affezioni polmonari e bronchiali, nei disturbi gastrici, nelle affezioni tumorali ed hanno proprietà ricostituenti nell’organismo e nel sistema nervoso umano ed animale. Le famiglie agricole delle province di Agrigento, Ragusa e Siracusa potevano preparare con la polpa delle carrube, una bevanda simile a the. Lo stesso liquido veniva bevuto in inverno per curare il raffreddore, l’influenza e la tosse. Una moderna branca della fitoterapia e da considerare la fitocosmesi. La farina ricavata dai carati è molto ricercata per uso cosmetico anche a livello industriale. Questo prodotto eserciterebbe un’azione idratante, rinfrescante ed emolliente sulle pelli secche e delicate esposte al vento e ai raggi solari. Ricerche scientifiche hanno evidenziato che i vitelli affetti da tumori alla bocca sono guariti, non mediante intervento chirurgico, ma con la somministrazione di un infuso ottenuto mediante un processo industriale che necessita dei frammenti di legno, corteccia, radici, frutti, rami e foglie di carrubo.

"baccello di carruba in maturazione"

È pianta mellifera; il miele è autunnale di colore ambra scuro e richiama l'aroma della carruba.
Dalle foglie e dalla scorza si ottengono sostanze tanniche utili per la concia delle pelli, mentre il legno è duro, resistente e compatto, caratteristiche che lo fanno apprezzare in falegnameria, è utilizzato anche per lavori di ebanisteria.

Per secoli le carrube hanno sfamato i popoli del nord Africa, ma sono ancora molto usate nella nostra alimentazione.

La farina dal sapore molto dolce, simile al cacao e con buone proprietà nutrizionali e terapeutiche viene infatti usata in tanti prodotti da forno e nella biscotteria. Nella composizione chimica della farina si rileva un 40/50% di zuccheri (fruttosio, glucosio e saccarosio), proteine e diversi minerali: ferro, calcio (> di quello del cacao), magnesio, zinco, silicio e fosforo, potassio e sodio (< che nel cacao), vitamine A, B1, B2 e D. Non si trova il glutine, quindi è un alimento adatto per le diete dei celiaci. La buccia delle bacche di carrubo è ricca di vitamina E.

La farina di carrube è un alimento la cui utilizzazione zootecnica si va sempre più diffondendo, per alcune caratteristiche che la contraddistinguono, specie per l’elevata appetibilità e per le proprietà dietetiche. In particolar modo nell’alimentazione dei suini si è riscontrato un aumento del peso utilizzando miscele alimentari a base di farina di carrube. Caratteristiche riscontrate in tutti gli animali alimentati principalmente regolamentate con silique di carrube che contengono sostanze zuccherine ed azotate in abbondanza. Gli esperimenti effettuati dal 1937 in poi hanno dimostrato quanto sia positiva un’alimentazione costante a base di silique di carrubo in quasi tutti gli animali.

"carrube sminuzzate senza seme"

"carrube tritate"

"seme di carruba, il carato"

"seme di carruba tritato"

Fino agli anni sessanta l'Italia era uno dei maggiori centri di coltivazione di Carrubo, negli anni successivi la produzione ha subito un inesorabile declino; gli alberi sono stati sostituiti con colture più redditizie e i piccoli allevamenti familiari nei quali si utilizzavano i frutti per l'alimentazione del bestiame sono scomparsi, decretandone il declino.

Avendo anche un’elevata valenza estetica, legata ad una elevata resistenza alla siccità e all'inquinamento atmosferico dei centri urbani, il Carrubo viene impiegato in progetti per la realizzazione di aree verdi.


Siliqua, nome specifico della pianta, è anche il nome di un antico borgo in provincia di Cagliari già feudo della potente famiglia pisana della Gherardesca, di dantesca memoria.
Le campagne di Siliqua, quelle basse del Campidano di Cagliari e dell'Ogliastra, ospitano numerose piante di carrubo.

Curiosità: Lungo il fusto di Ceratonia siliqua cresce Laetiporus sulphureus (Bull.) Murrill, fungo lignicolo ricercatissimo soprattutto al sud perchè commestibile, di colore fortemente aranciato e profumato, bellissimo a vedersi, ma temibile patogeno che arreca seri danni agli alberi. A Gallipoli (LE), presso la masseria Pacciana, vive uno dei più antichi esemplari di Carrubo d'Italia. Riportano gli autori del libro Gli alberi monumentali del Salento "questo patriarca arboreo può datare più di 500 anni, con poco meno di 14 metri di circonferenza alla base......."

Dalle mie parti, nel basso Lazio non è raro trovare alberi di Carrube in giardini o allo stato selvatico, si integra benissimo nella macchia mediterranea. Ricordo benissimo quando mio nonno me ne parlava, ne portava sempre con se un po’ insieme al formaggio ed al pezzo di pane quando portava al pascolo, ancora bambino, le vacche. Quei ricordi, la bellezza della pianta nonché i benefici del frutto ci hanno spinti a piantare nel giardino dei miei un alberello che negli anni sta crescendo magnificamente. Documentandomi sull’uso delle piante e delle loro proprietà officinali/benefiche, seguendo in TV programmi dedicati che spesso hanno parlato proprio della carruba, e parlandone non ultimo con amici allevatori ho deciso di integrare alla dieta dei miei uccellini questo frutto.

Preparo la farina, molto grezza, tritando la polpa del baccello con tutta la buccia (quella che contiene più vitamina E) lasciando da parte i semi, che a loro volta trito a parte perché molto più duri e resistenti. Miscelo poi il tutto riponendolo in un recipiente chiuso all’asciutto. Integro nella quantità di un cucchiaio da cucina ogni chilo di pastone usato.

"Carrubo in giardino"

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